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Un G2 presidente!

Barack Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti. La scelta di Obama è stata un'evento epocale per due motivi principali:

§  innanzitutto per il significato che ha il fatto che un immigrato di seconda generazione (un G2, come direbbero i giovani del movimento omonimo nato in Italia), figlio di padre africano di religione islamica, sia potuto diventare l'uomo più potente della terra (nonché il più minacciato nella sua incolumità personale);

§  e poi per il significato che questo voto, nelle sue dimensioni, ha dato al concetto di democrazia in un paese dove fino al 4 novembre, notoriamente, il numero dei votanti è stato sempre bassissimo, connotando quella americana come una nazione di "apatici" della politica, di gente che non si curava di chi la stava governando.

  A noi interessa sopratutto il primo punto. Spesso, in particolare negli ultimi 15-20 anni, gli Stati Uniti sono stati la fonte di ispirazione e di legittimazione di innumerevoli corollari del "Pensiero Unico" liberista, quello del Fondo Monetario Internazionale, per intenderci. Quello del lavoro flessibile, del dominio delle multinazionali senza scrupoli, quello che "i sindacati sono un ostacolo allo sviluppo economico", quello che "gli immigrati vanno bene per lavorare a basso costo, basta che non disturbino e che non si facciano vedere troppo in giro"... Insomma, il pensiero della destra applicato all'economia. Oggi, complice la pazzesca crisi dell'economia di plastica (quella finta delle borse e della finanza che però alla fine, gira e rigira, crea danni sopratutto ai soggetti deboli dell'economia vera), l'elezione di Barack Obama rappresenta un'enorme opportunità per cambiare davvero il mondo in meglio. Rappresenta una chance perché gli USA diventino la fonte di un nuovo pensiero, che seppellisca il pensiero unico, un pensiero ispirato al concetto del mondo nuovo "possibile". Possibile, non garantito, ovviamente, perché i poteri che sono nati e cresciuti grazie al neo-liberismo non molleranno facilmente l'osso del guadagno facile e quindi Barack Obama avrà bisogno anche di molta fortuna nella gestione del suo governo.

Però un punto fermo è stato raggiunto: essere i figli di culture che si mescolano, i figli dell'emigrazione e quindi della disperazione, essere facce "abbronzate" come direbbe quel fine diplomatico del nostro presidente del consiglio, essere i deboli del mondo insomma, non è una condanna divina immutabile, può essere anzi lo strumento stesso dell'emancipazione dei deboli, la fonte di una motivazione d'acciaio che può portare a risultati inpensabili. Questo ci insegnano Barack Obama e gli Stati Uniti d'America.

Chissà se quelli che avevano sempre la formula "ma negli USA si fa così" sulla bocca per giustificare ogni porcheria come se quello che funziona negli USA debba essere la regola a cui uniformarsi in tutto il mondo, chissà se questi personaggi oggi accetteranno le conseguenze ultime della loro logica e accetteranno il fatto che da oggi negli USA esistono valori diversi, modelli diversi più aperti, più vicini alla gente e meno favorevoli alla grande finanza bianca, modelli che dicono che i figli degli immigrati possono, non solo votare, ma anche governare! Nel nostro paese di questi anni, sempre più razzista e chiuso, l'idea del voto agli immigrati fa inorridire molta gente. Chissà adesso che "negli USA si fa così" quali specchi su cui arrampicarsi saranno capaci di trovare per giustificare il loro razzismo.

Noi speriamo che per una volta l'esempio americano possa aiutare il mondo a cogliere un'opportunità di cambiamento, ed è per questo che il successo di Barack Obama ci rende felici.

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